Badiou: di che cosa è il nome?

di STEFANO OLIVA

L’essere e l’evento di Alain Badiou.

L’essere e l’evento Alain BadiouA trent’anni di distanza dalla pubblicazione – e a ventitré dalla prima traduzione italiana – la casa editrice Mimesis propone una nuova edizione del capolavoro di Alain Badiou, L’essere e l’evento, a cura di Pierpaolo Cesaroni, Marco Ferrari e Giovanni Minozzi. Erede, originale e critico, di quella stagione filosofica che intorno all’Università di Paris 8 aveva raccolto alcune tra le massime personalità della filosofia francese – da Gilles Deleuze a Michel Foucault, da Jean-François Lyotard a Jacques Rancière –, Badiou irrompe con il suo libro più sistematico nel dibattito degli anni Ottanta proponendo una concezione della filosofia del tutto controcorrente rispetto ai canoni dell’epoca. Concezione che oggi, come testimonia la nuova edizione italiana, conserva tutta la sua rilevanza ed è anzi diventata punto di riferimento per alcuni degli orientamenti teorici più attuali e fecondi.

Nel caso de L’essere e l’evento, come spesso accade quando si ha a che fare con la storia della filosofia, gli anni sono importanti e addirittura simbolici. Il libro esce nel 1988, sul finire di un decennio il cui clima era stato anticipato da La condizione postmoderna (1979) di Lyotard e che si sarebbe concluso con La filosofia dopo la filosofia (1989) di Richard Rorty. Nel mezzo era sorta la stella del pensiero debole, con la pubblicazione dell’omonima raccolta a cura di Gianni Vattimo e Pier Aldo Rovatti (1983). In un decennio dominato dalla fine delle grandi narrazioni, dall’affacciarsi di un’epoca post-ideologica e dalla vittoria del conflitto delle interpretazioni, Badiou ha il coraggio di proporre, con un “gesto platonico”, un rilancio deciso e radicale della filosofia come ricerca della verità. Gli anni, come si è detto, hanno una forza simbolica: sul finire del decennio, con il 1989 del crollo del Muro in attesa dietro l’angolo, Badiou afferma con forza la praticabilità e anzi la necessità della filosofia, con buona pace di tutti i teorici della fine della storia e della modestia del pensiero.

Il libro di Badiou ha resistito alla prova della durata sul lungo periodo e ha contribuito al rilancio dell’ontologia come ambito privilegiato dell’interrogazione filosofica; ha riportato all’attenzione ambiti di riflessione colpiti negli ultimi anni da un generale discredito, come la psicoanalisi e la politica; ha influenzato diverse generazioni di filosofi, da Slavoj Žižek a Quentin Meillassoux.

La verità di cui parla Badiou è condizionata, cioè legata a quattro ambiti, definiti “procedure generiche”: ciò significa che una verità è sempre scientifica, artistica, politica o amorosa. Condizionata dall’esistenza delle altre ma autonoma nel proprio esercizio, la filosofia è una quinta forma di pensiero che imita le altre, dal momento che essa ha di mira la verità (sul modello della matematica), produce letteratura (in analogia con la poesia), è rivolta a tutti (come vuole l’ispirazione democratica) e dà luogo all’intensità di un atto (al modo della passione amorosa). Eppure l’atto della filosofia coincide con una desostanzializzazione della verità, che non si lascia mai possedere nella forma di un sapere, né ammette di essere l’effetto di una produzione di senso. Irriducibile al sapere (dimensione conoscitiva) e al senso (dimensione linguistica), la verità cui mira la filosofia deve combattere su un duplice fronte, respingendo da un lato l’antifilosofia (di cui Jacques Lacan è stato l’ultimo grande esponente; cfr. Badiou 2013) e dall’altro la sofistica (la cui versione aggiornata è incarnata da quell’alfiere della svolta linguistica che, secondo Badiou, sarebbe il “secondo Wittgenstein”; cfr. Badiou 2009).

Le trentasette meditazioni di cui si compone il saggio (cui vanno aggiunte le dodici appendici, di argomento per lo più logico-matematico) affrontano con metodi diversi il compito di rifondazione della filosofia di cui si è detto. Meditazioni concettuali (che «dispiegano i concetti organici del tragitto proposto», Badiou 2018, p. 72), meditazioni testuali (in cui si assiste a un corpo a corpo con alcuni tra i nomi più importanti della storia del pensiero) e meditazioni metaontologiche (di carattere matematico) costruiscono un intreccio tra filosofia, matematica postcantoriana, politica novecentesca e poesia la cui ambizione sistematica non ha paragoni nella filosofia recente. A ciò si aggiunga che l’ampio disegno tracciato ne L’essere e l’evento troverà compimento nel volume Logiques des mondes (2006) e in L’immanence des vérités, di prossima pubblicazione.

La riflessione parte dalla coincidenza di matematica e ontologia (p. 61) e punta alla definizione di un essere strutturalmente molteplice (concepito a partire dalla teoria degli insiemi), la cui situazione viene radicalmente ridefinita dall’irruzione di un evento, di per sé irrappresentabile e non riducibile al linguaggio, ma capace di innescare procedure di verità. Come si legge nella prefazione scritta dai curatori della nuova edizione: «Per Badiou una verità non è altro che la costruzione fedele di una nuova molteplicità, all’interno di una situazione politica, scientifica, artistica o amorosa, che ha origine da una scommessa sulle nuove possibilità aperte da un evento» (P. Cesaroni, M. Ferrari, G. Minozzi  2018, p. 27).

Per concludere, prendendo in prestito un titolo dello stesso autore (Badiou 2008), possiamo domandarci: Badiou, di che cosa è il nome? Ebbene, sotto il nome di Badiou va un’istanza militante che afferma la possibilità della filosofia; va un riconoscimento dell’autonomia della verità rispetto alla sua espressione linguistica, riconoscimento per nulla ingenuo che non si esime da un confronto con il linguistic turn né si sottrae all’obbligo di discuterne le motivazioni e i risultati; va infine un ritorno del desiderio nel campo della filosofia in funzione del conseguimento di una felicità reale (cfr. Badiou 2015) che è la vera posta in palio di ogni genuino sforzo speculativo.

L’essere e l’evento Alain Badiou

Riferimenti bibliografici
A. Badiou, L’essere e l’evento, Mimesis, Milano-Udine 2018.
Id., J. Lacan. Il seminario. L’antifilosofia 1994-1995, a cura di L.F. Clemente, Orthotes, Salerno 2016.
Id. Metafisica della felicità reale, DeriveApprodi, Roma 2015.
Id., L’Antiphilosophie de Wittgenstein, Nous, Caen 2009.
Id., Sarkozy: di che cosa è il nome?, Cronopio, Napoli 2008.
P. Cesaroni, M. Ferrari, G. Minozzi, Il desiderio della filosofia, in A. Badiou, L’essere e l’evento, op. cit., pp. 11-35.

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