Vaghe stelle dell’Orsa

di MARIE REBECCHI

Costellazioni. Le parole di Walter Benjamin, a cura di Andrea Pinotti.

Atlante (Ghirri, 1973).

Vaghe stelle dell’Orsa, io non credea
tornare ancor per uso a contemplarvi.
Leopardi, Le Rimembranze

 

Per mappare le stelle la sfera celeste è stata convenzionalmente suddivisa in 88 costellazioni; per cartografare le singole idee che illuminano la volta stellata del pensiero di Walter Benjamin ne bastano 43. Nell’introduzione a Costellazioni. Le parole di Walter Benjamin, Andrea Pinotti, curatore del volume pubblicato recentemente da Einaudi, ricorda che nella premessa gnoseologica allo studio sul dramma barocco tedesco Benjamin presenta così la sua cosmologia: «Le idee si rapportano alle cose come le costellazioni si rapportano alle stelle». Ispirandosi a quest’immagine, Costellazioni propone di riposizionare le idee benjaminiane su una carta astrale composta da 43 lemmi, offrendo al lettore «la possibilità di proiettare – come in un planetario – sulla volta del pensiero benjaminiano le costellazioni che disegnano i tratti fondamentali dell’esperienza della modernità» (Pinotti 2018, p. VIII).

Le singole voci, redatte da Pinotti, Maurizio Guerri, Giovanni Gurisatti, Stefano Marchesoni e Antonio Somaini, rinviano ad altre voci, in una rete cosmica di rimandi dove ogni lemma-stella si posiziona precariamente in una costellazione per riemergere poi in altre configurazioni astrali. Un libro sferico, un dizionario interattivo a forma di volta di celeste, che invita il lettore a disegnare nel firmamento benjamniano la propria costellazione di sensoIl lemma Allegoria, ad esempio, rimanda all’indagine benjaminiana sulla Critica, che a sua volta si connette dialetticamente ai lemmi Idea, origine, fenomeno originario, monade, e questi ultimi alla voce Melanconia, che immediatamente si ricongiunge con il primo astro di questa costellazione: Allegoria. Il Gran Carro, l’Orsa Maggiore, nell’empireo benjaminiano può essere avvistato nella costellazione Memoria, ricordo e rammemorazione, che raggruppa e connette gran parte delle idee concentrate nel vocabolario astrale proposto da Pinotti.

Le idee di rammemorazione (Eingedenken), memoria involontaria, oblio e risveglio, corteggiano l’intero corpus benjaminiano: dal saggio su Baudelaire al ritratto di Proust, dalla riflessione sull’opera kafkiana, al lavoro sui passages parigini, trovando la loro più densa elaborazione nelle Tesi sul concetto di storia. La costellazione della memoria veglia come una sentinella sulla sfera del pensiero di Benjamin, nel tentativo di svegliare il corso della storia dal sonno in cui è sprofondato nel XIX e poi nel XX secolo, narcotizzato dal ritmo ciclico e ritornante del progresso.

Nel suo discorso sulla forma allegorica del ricordo nella poesia baudelairiana, Benjamin getta le basi per una più ampia riflessione sulla concezione politica della memoria come movimento di recupero di volti e immagini caduti nell’oblio di un passato trasmesso ereditariamente e convertito in una forma algebrica di memoria che incasella, cataloga e livella i ricordi. L’impulso distruttivo, che nella macchina del tempo teologico-politica di Benjamin spinge la storiografia autentica (Geschichtsschreibung) ad interrompere il corso della storia, per leggerla meglio, è paragonabile per intensità all’impulso di salvazione (Rettung) che restituisce alle generazioni sconfitte la possibilità di rifondare la tradizione proprio a partire dalla rammemorazione di quei corpi dimenticati e di quelle voci mai ascoltate che la storia ha inghiottito nel vortice della dimenticanza.

Il carattere performativo dell’azione-ricordo rinvia alle costellazioni della memoria (Ferrari 2004, pp. 81-95) che brillano nella geografia celeste del pensiero politico di Hannah Arendt. Nel cielo arendtiano il Medium della memoria è connesso alle parole-azioni (speech acts) che fondano e conservano una comunità politica: la promessa e il perdono si manifestano in un orizzonte dove la memoria gioca un ruolo fondamentale nel contatto tra passato e futuro, tra le generazioni che sono state e quelle che verranno: memore della promessa contratta, la comunità si mantiene e proietta se stessa nell’avvenire; perdonando si apre alla possibilità di redenzione del passato come oblio.

Rammemorare le stelle, ricordare quindi il movimento di rivoluzione degli astri. Non obliterare, come fa Benjamin, figure del calibro di Auguste Blanqui, cospiratore e alchimista della rivoluzione. Esiliato, imprigionato nel penitenziario di Fort du Taureau, la Bastiglia dei mari, condannato al carcere a vita nel 1872, Blanqui impose a Benjamin di ripensare il tempo della storia e della società a partire da quello degli astri. In una lettera del gennaio 1938, indirizzata a Max Horkheimer, Benjamin fa riferimento allo scritto di Blanqui L’éternité par les astres: «Il più terribile atto d’accusa contro una società che lancia nel cielo come una sua proiezione questa immagine del cosmo» (Benjamin 1978, p. 331).

Persuaso da quest’ipotesi astronomica, che presenta una visione del cosmo come eterna ripetizione e reiterazione delle sue forme, Benjamin scorge nella critica di Blanqui nei confronti della sociologia positivista comtiana, una possibilità di smarcarsi dall’ideologia del progresso. L’immagine del cosmo presentata nella cartografia politica dell’Éternité par les astres riflette quella della società del XIX secolo: i collassi, le conflagrazioni, i cataclismi spaziali, le catastrofi planetarie, appaiono agli occhi di Benjamin come occasioni di una palingenesi della società stessa, eventi dalla portata distruttiva incontrollabile, che soli possono annunciare la possibilità di una ricomposizione e ristrutturazione dell’universo della modernità.

L’eterno ritorno degli astri ripete, da un lato, la fatalità mitica del tormento di Tantalo e Sisifo, e dall’altro l’eterna ciclicità del progresso: «L’idea di Zarathustra e dell’eterno ritorno e il motto ricamato sui guanciali: “Solo un quarto d’ora” sono complementari» (Benjamin 2002, p. 127 [D 9, 3]). Solamente un urto palingenetico e la scoperta di una costellazione del risveglio possono dunque interrompere la noia e la catastrofe di quest’infernale ritorno. Le parole di Walter Benjamin abitano il linguaggio dell’astrologia, si leggono come un oroscopo e si fanno immagine nelle costellazioni d’idee. Merito del volume curato da Pinotti è quello di aver presentato il lessico fondamentale benjaminiano nella forma che più gli è congeniale: un affresco astrologico, au-delà des étoiles.

Marzo (del Cossa, 1469).

Riferimenti bibliografici
W. Benjamin, Lettere 1913-1940, Einaudi, Torino 1978.
W. Benjamin, I «passages» di Parigi, Einaudi, Torino 2002.
F. Ferrari, Costellazioni della memoria, in Walter Benjamin 1892-1940, a cura di H. Arendt, SE, Milano 2004.
A. Pinotti, a cura di, Costellazioni. Le parole di Walter BenjaminEinaudi, Torino 2018.

*In homepage dettaglio della copertina del libro. 

 

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